La Commissione europea ha appena annunciato un drastico cambio di rotta nella strategia di rendicontazione della sostenibilità aziendale. Con il nuovo pacchetto Omnibus, presentato il 26 febbraio 2025, si delinea una riduzione dell’80% delle imprese tenute agli obblighi informativi, limitando questi ultimi alle sole aziende con oltre 1.000 dipendenti e specifiche soglie economiche. Questa riforma rappresenta un significativo ripensamento del framework normativo europeo in tema di sostenibilità, con l’obiettivo dichiarato di alleggerire gli oneri amministrativi per le imprese – soprattutto le PMI – pur mantenendo l’attenzione sui temi ambientali e sociali.
Cosa contiene il pacchetto Omnibus
Il pacchetto Omnibus rappresenta un intervento normativo ad ampio spettro che incide profondamente su diverse aree della legislazione europea in tema di sostenibilità. Nello specifico, le proposte della Commissione includono modifiche sostanziali a importanti direttive, tra cui la CSRD (Corporate Social Responsibility Directive – Direttiva UE 2022/2464), recentemente recepita in Italia con il D.Lgs. 125/2024, e la CSDDD (Corporate Sustainability Due Diligence Directive – Direttiva UE 2024/1760).
Nel concreto, il pacchetto si articola in:
- Una proposta di direttiva che modifica le direttive 2006/43/CE, 2013/34/UE, 2022/2464 e 2024/1760 relative al reporting di sostenibilità e agli obblighi di due diligence;
- Una proposta di direttiva che interviene sui tempi di applicazione delle direttive 2022/2464 e 2024/1760;
- Una bozza di regolamento in tema di Tassonomia UE (Taxonomy Delegated Act), attualmente in consultazione pubblica.
L’elemento centrale della riforma è la drastica riduzione del perimetro delle imprese soggette agli obblighi di rendicontazione, accompagnata da un significativo posticipo delle scadenze per l’entrata in vigore degli obblighi stessi. Si tratta di un cambio di paradigma che evidenzia la volontà della Commissione di contemperare le esigenze di sostenibilità con quelle di competitività e semplificazione amministrativa.
Nuovi criteri di applicazione: chi sarà obbligato e chi no
La novità più rilevante del pacchetto Omnibus riguarda senza dubbio la revisione dei criteri dimensionali che determinano l’assoggettamento agli obblighi di rendicontazione di sostenibilità. Secondo la nuova proposta, le imprese tenute alla rendicontazione saranno esclusivamente quelle che contemporaneamente:
-
Impiegano più di 1.000 dipendenti;
-
Presentano un attivo patrimoniale superiore a 25 milioni di euro oppure ricavi netti delle vendite e delle prestazioni superiori a 50 milioni di euro.
Per comprendere l’impatto di questa modifica, facciamo un esempio concreto: una società manifatturiera con 800 dipendenti e un fatturato di 120 milioni di euro, che sotto l’attuale regime sarebbe stata soggetta agli obblighi CSRD in quanto “grande impresa”, verrebbe ora completamente esonerata dagli obblighi di rendicontazione, con un risparmio significativo in termini di risorse da destinare alla compliance normativa.
Questa revisione comporterebbe l’esclusione di circa l’80% delle imprese attualmente soggette agli obblighi informativi, mantenendo l’obbligo solo per le aziende di dimensioni davvero significative. Si tratta di una svolta radicale rispetto all’approccio iniziale della direttiva CSRD, che aveva progressivamente esteso gli obblighi di rendicontazione a un numero sempre maggiore di imprese, incluse le PMI quotate.
È importante sottolineare che le imprese sotto le nuove soglie dimensionali potranno comunque scegliere di rendicontare su base volontaria, utilizzando uno standard semplificato che sarà approvato dalla Commissione europea sulla base dell’attuale VSME (Voluntary Standard for SMEs) sviluppato dall’EFRAG. Questa opzione potrebbe rivelarsi strategicamente vantaggiosa per le aziende che, pur non essendovi obbligate, vogliano dimostrare il proprio impegno in tema di sostenibilità a investitori, clienti e altri stakeholder.
Rinvio delle scadenze: il nuovo calendario di applicazione
Il secondo elemento cardine del pacchetto Omnibus è il significativo posticipo delle tempistiche di applicazione degli obblighi di rendicontazione. Secondo la proposta, per le imprese che attualmente sarebbero state tenute a conformarsi a partire dall’esercizio finanziario 2025 o 2026 (le cosiddette “wave 2” e “wave 3 companies”), l’obbligo slitterebbe di due anni.
Per comprendere meglio questo cambiamento, è utile confrontare l’attuale calendario con quello proposto:
Calendario attuale:
- Dal 2024 (pubblicazione 2025): grandi imprese già soggette alla NFRD (“wave 1”);
- Dal 2025 (pubblicazione 2026): altre grandi imprese (“wave 2”);
- Dal 2026 (pubblicazione 2027): PMI quotate (“wave 3”).
Calendario proposto:
- Dal 2024 (pubblicazione 2025): grandi imprese già soggette alla NFRD (“wave 1”) – invariato;
- Dal 2027 (pubblicazione 2028): altre grandi imprese (“wave 2”) – posticipo di due anni;
- Dal 2028 (pubblicazione 2029): PMI quotate (“wave 3”) – posticipo di due anni.
Facciamo un esempio pratico: una media impresa quotata che, secondo l’attuale normativa, avrebbe dovuto produrre il suo primo report di sostenibilità per l’esercizio 2026 (con pubblicazione nel 2027), ora potrebbe beneficiare di un rinvio al 2028 (con pubblicazione nel 2029), guadagnando tempo prezioso per adeguare le proprie strutture e processi interni alle nuove esigenze informative.
Questo differimento temporale rappresenta un’opportunità significativa per le imprese, che potranno disporre di un periodo più lungo per prepararsi adeguatamente all’implementazione dei requisiti di rendicontazione, evitando approcci affrettati che potrebbero compromettere la qualità delle informazioni fornite.
Semplificazioni dei contenuti degli obblighi informativi
Oltre alla riduzione del perimetro soggettivo e al posticipo delle scadenze, il pacchetto Omnibus introduce importanti semplificazioni dei contenuti degli obblighi informativi, con l’obiettivo di rendere più agevole l’adempimento per le imprese soggette.
In particolare, la proposta prevede:
- La revisione degli European Sustainability Reporting Standards (ESRS), con una riduzione dei “data points” richiesti e un migliore allineamento con altre disposizioni normative;
- L’eliminazione del potere conferito alla Commissione di adottare standard di rendicontazione specifici per settore;
- L’introduzione di una Tassonomia volontaria per le aziende che rientreranno nella nuova definizione di grande impresa ma con un fatturato fino a 450 milioni di euro;
- L’eliminazione della possibilità per la Commissione di proporre il passaggio da un requisito di “limited assurance” a un requisito di “reasonable assurance” per l’attestazione della rendicontazione di sostenibilità.
Per comprendere l’impatto di queste semplificazioni, consideriamo il caso di un’azienda del settore manifatturiero con 1.200 dipendenti e un fatturato di 300 milioni di euro. Secondo la nuova proposta, questa azienda sarebbe ancora soggetta agli obblighi di rendicontazione, ma beneficerebbe di un framework informativo semplificato, con meno dati da raccogliere e processi di verifica meno onerosi, mantenendo al contempo la possibilità di applicare volontariamente la Tassonomia UE.
Particolarmente significativa è l’introduzione del cosiddetto “value chain cap”, che limita le informazioni che i soggetti obbligati e le banche potranno richiedere alle società che fanno parte delle rispettive catene di valore con meno di 1.000 dipendenti. Questa misura rappresenta una protezione importante per le piccole e medie imprese che, pur non essendo direttamente soggette agli obblighi di rendicontazione, potrebbero subire pressioni indirette da parte dei loro partner commerciali più grandi.
Impatto economico e conseguenze pratiche per le imprese
Secondo le stime della Commissione europea, le misure di semplificazione contenute nel pacchetto Omnibus dovrebbero determinare un risparmio complessivo di circa 6,3 miliardi di euro in costi amministrativi annuali. Questo risparmio dovrebbe tradursi in una capacità di investimento pubblico e privato aggiuntiva di 50 miliardi di euro a sostegno delle priorità politiche dell’Unione.
Per comprendere l’entità di questo risparmio a livello di singola impresa, consideriamo che la predisposizione di un report di sostenibilità completo può comportare costi diretti e indiretti significativi, stimabili in diverse decine di migliaia di euro per una media impresa e in centinaia di migliaia di euro per le grandi imprese. Questi costi includono:
- Consulenze specialistiche;
- Formazione del personale interno;
- Implementazione di nuovi sistemi informativi;
- Processi di raccolta e verifica dei dati;
- Attestazione da parte di revisori esterni.
L’esonero dall’obbligo di rendicontazione per l’80% delle imprese attualmente soggette rappresenta quindi un alleggerimento economico e organizzativo di grande portata, che potrebbe liberare risorse da destinare ad altri investimenti, inclusi quelli effettivamente finalizzati a migliorare la sostenibilità dei processi aziendali.
Allo stesso tempo, è importante sottolineare che il mercato e gli stakeholder potrebbero continuare a richiedere informazioni sulla sostenibilità anche alle imprese non più soggette all’obbligo normativo. Per questo motivo, molte aziende potrebbero comunque decidere di adottare lo standard volontario semplificato, bilanciando l’esigenza di trasparenza con quella di contenimento dei costi.
Conclusioni e prossimi passi
Il pacchetto Omnibus rappresenta indubbiamente una svolta significativa nella politica europea in tema di sostenibilità aziendale. La drastica riduzione del perimetro soggettivo degli obblighi di rendicontazione, il posticipo delle scadenze e le semplificazioni dei contenuti informativi delineano un approccio più pragmatico e graduale, che tiene maggiormente conto delle reali capacità delle imprese di adattarsi alle nuove esigenze informative.
Le proposte legislative contenute nel pacchetto saranno ora sottoposte all’esame del Parlamento Europeo e del Consiglio, con l’invito da parte della Commissione a trattarle come una priorità. Solo al termine di questo iter entreremo nella fase attuativa, con il recepimento delle nuove norme negli ordinamenti nazionali.
Per le imprese italiane, questa fase transitoria rappresenta un’opportunità per riconsiderare le proprie strategie in tema di sostenibilità e rendicontazione. Le aziende attualmente impegnate nell’implementazione dei requisiti CSRD dovranno valutare attentamente se proseguire su questa strada o se attendere l’evoluzione del quadro normativo, tenendo conto non solo degli obblighi legali ma anche delle aspettative di mercato e delle proprie strategie di posizionamento.
In sintesi
IN SINTESI Qual è la principale novità introdotta dal pacchetto Omnibus? La Commissione europea ha annunciato una drastica riduzione delle imprese soggette agli obblighi di rendicontazione della sostenibilità, limitandoli alle aziende con oltre 1.000 dipendenti e specifiche soglie economiche. Questo comporta l’esclusione di circa l’80% delle imprese precedentemente obbligate. Quali direttive vengono modificate dal pacchetto Omnibus? Il pacchetto interviene sulle direttive 2006/43/CE, 2013/34/UE, 2022/2464 (CSRD) e 2024/1760 (CSDDD), ridefinendo le regole sulla rendicontazione della sostenibilità e sulla due diligence aziendale. Come cambiano i criteri di applicazione della rendicontazione di sostenibilità? Solo le imprese con più di 1.000 dipendenti e un attivo patrimoniale superiore a 25 milioni di euro o ricavi netti superiori a 50 milioni di euro saranno obbligate alla rendicontazione. Le imprese al di sotto di queste soglie potranno aderire su base volontaria. Quali sono le nuove tempistiche di applicazione? Gli obblighi per le imprese della “wave 2” e “wave 3” slittano di due anni: le altre grandi imprese dovranno conformarsi dal 2027 (pubblicazione nel 2028) e le PMI quotate dal 2028 (pubblicazione nel 2029). Quali semplificazioni vengono introdotte? La riforma prevede una riduzione dei dati richiesti nei report, l’eliminazione degli standard specifici per settore, una tassonomia volontaria per alcune aziende e la limitazione delle informazioni richieste alle piccole imprese nelle catene di valore. |