La Settimana Fiscale
Il magazine del sabato con la sintesi completa, ragionata e operativa di tutte le novità fiscali, societarie e giuslavoristiche della settimana appena conclusa.
I fascicoli periodici curati dallo Studio Pizzano per professionisti e imprese: sintesi ragionate, novità normative e prassi operative, disponibili in formato PDF scaricabile e consultabile online.
Il magazine del sabato con la sintesi completa, ragionata e operativa di tutte le novità fiscali, societarie e giuslavoristiche della settimana appena conclusa.
La rassegna quotidiana con gli articoli operativi, i chiarimenti dell'Agenzia delle Entrate e le novità normative del giorno, raccolta in un pratico fascicolo PDF.
Prima della riforma, gli atleti dilettanti non potevano essere titolari di contratti di lavoro, ma solo di accordi economici non cedibili. Le società potevano percepire esclusivamente un'indennità per l'addestramento e la formazione tecnica del giovane atleta in caso di passaggio ad altra squadra. L'impossibilità di sottoscrivere un vero e proprio contratto di lavoro impediva di fatto la percezione di somme ogniqualvolta un atleta si tesserava per un altro club. Si tratta quindi di somme completamente escluse dalla tassazione, in ragione della causa sottostante alla loro percezione.
Questo vincolo fa sì che il trasferimento di un atleta ad altra società possa avvenire solo previo "nulla osta" da parte della società di origine, che può essere a tempo determinato (prestito) o indeterminato (cessione definitiva). La durata del vincolo sportivo è determinata dalle singole Federazioni sportive di appartenenza e può variare a seconda della disciplina praticata. Prima dell'emanazione della Legge n. 91/1981, non esisteva una chiara distinzione tra atleti dilettanti e professionisti. Tuttavia, ai fini IVA, esistono due diverse interpretazioni.
Prima di attribuire competenze specifiche, è fondamentale verificare se lo statuto dell'ASD prevede la possibilità di delegare determinate funzioni al Consiglio Direttivo. Lo statuto, infatti, è il documento che regola il funzionamento dell'associazione e stabilisce i poteri degli organi sociali. Solo se lo statuto lo consente, è possibile procedere con l'attribuzione di competenze specifiche. Una volta verificata la compatibilità con lo statuto, è necessario convocare il Consiglio Direttivo per deliberare sull'attribuzione delle competenze.
Le Associazioni Sportive Dilettantistiche (ASD) sono enti senza scopo di lucro che promuovono l’attività sportiva a livello amatoriale. La gestione di queste associazioni è affidata al Consiglio Direttivo, l’organo esecutivo nominato dall’Assemblea dei Soci. Periodicamente, solitamente ogni quattro anni in coincidenza con il quadriennio olimpico, è necessario procedere al rinnovo delle cariche sociali, ovvero all’elezione di un nuovo Consiglio Direttivo.
La cessione del diritto di partecipazione al campionato è un tema di grande interesse per le associazioni e società sportive dilettantistiche. Questo articolo esamina in modo approfondito gli aspetti fiscali e sportivi di tale operazione, analizzando le implicazioni sia dal punto di vista delle imposte dirette che dell’IVA. Per quanto riguarda le imposte dirette, la cessione del titolo sportivo è stata oggetto di chiarimenti da parte dell’Agenzia delle Entrate nella circolare n. 18/2018.
Il primo passo per diventare socio di un'ASD è la presentazione di una richiesta di ammissione da parte del soggetto interessato. Tale richiesta deve essere indirizzata al Consiglio Direttivo dell'associazione e deve contenere alcuni elementi essenziali. È importante che la domanda di ammissione sia compilata in ogni sua parte e firmata dal richiedente (o dal tutore legale in caso di minore). La richiesta di adesione non implica automaticamente l'acquisizione dello status di socio, in quanto spetta al Consiglio Direttivo valutare l'ammissione del richiedente.
Le Associazioni Sportive Dilettantistiche (ASD) sono organizzazioni senza scopo di lucro che promuovono attività sportive a livello amatoriale. Per poter partecipare ai corsi e alle attività organizzate da queste associazioni, i soci sono tenuti a pagare una quota di frequenza. In questo articolo approfondiremo nel dettaglio cos’è la quota di frequenza, a cosa serve, chi la stabilisce, quando va pagata e quali sono le differenze rispetto alla quota associativa.
L’organizzazione di manifestazioni di sorte locali come lotterie, tombole, riffe o banchi di beneficenza è regolamentata in modo preciso dal D.P.R. 26 ottobre 2001, n. 430. Questo decreto definisce le caratteristiche di ciascuna tipologia di evento e stabilisce gli adempimenti necessari per poterli realizzare in conformità alla legge. Il costo dei biglietti non può superare 51.645,69 euro e i premi devono consistere solo in beni o servizi, con esclusione di denaro contante e di beni finanziari o immobiliari.
La quota associativa riveste un ruolo cruciale per un'ASD sotto diversi punti di vista. La definizione dell'importo della quota associativa spetta solitamente al Consiglio Direttivo, che deve valutare attentamente diversi fattori. Una volta definito l'ammontare della quota, il Consiglio Direttivo deve deliberarne formalmente l'approvazione. La procedura prevede solitamente i seguenti passaggi. Esempio pratico: l'ASD "Volley Mania" deve stabilire la quota associativa per l'anno 2023. Dal punto di vista fiscale, le quote associative godono di un regime agevolato.
La gestione di un bar interno da parte di un’associazione rappresenta un’attività commerciale a tutti gli effetti, anche se rivolta esclusivamente ai propri soci. Questo orientamento è stato confermato più volte dall’Agenzia delle Entrate e dalla giurisprudenza. L’inquadramento fiscale di tale attività va analizzato sia ai fini IVA che delle imposte sui redditi, tenendo conto di alcune specifiche eccezioni previste per le associazioni di promozione sociale.