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Tutti gli articoli pubblicati da Studio Pizzano: fisco, contabilità e bilancio, società e imprese, agevolazioni, bonus edilizi, enti sportivi e quesitario. Questa pagina serve per consultazione e ricerca.

Fisco

Mostrati 31-40 di 1559 articoli

Agosto 2026

20ago 2026

Ritenute subite per errore dai forfetari: rimborso o recupero in dichiarazione

Nel regime forfetario le ritenute d’acconto sui compensi non sono dovute, ma possono essere applicate per errore, soprattutto sui bonifici parlanti per lavori edilizi, oggi soggetti a una trattenuta dell’11%. La somma può essere chiesta a rimborso all’Agenzia delle Entrate oppure recuperata più rapidamente in dichiarazione, se certificata dal sostituto e indicata nel modello 770. Il contribuente deve riportarla nel rigo RS40 e completare lo scomputo nel quadro LM, per l’imposta sostitutiva, o nel quadro RN, per l’Irpef ordinaria.

20ago 2026

Apertura della partita IVA in regime forfettario: come compilare il modello AA9/12

Chi avvia un’attività e possiede i requisiti del forfettario presenta il modello AA9/12 entro 30 giorni dall’inizio, indicando nel quadro B il codice 2. Il regime è naturale: l’omissione del codice non lo fa perdere se restano i requisiti sostanziali e il contribuente opera coerentemente, ma comporta una sanzione da 250 a 2.000 euro, ravvedibile. Va dichiarata anche l’intenzione di acquistare beni o servizi intracomunitari: oltre 10.000 euro annui scattano VIES, integrazione dell’IVA italiana e Intrastat. La procedura va controllata prima dell’avvio.

IVA7 min
20ago 2026

Affitti brevi: la biancheria non trasforma la locazione in impresa

Lenzuola di ricambio, ferro e asse da stiro, asciugacapelli, aria condizionata, wifi e carta igienica non trasformano automaticamente una locazione turistica in attività d’impresa. Il giudice di pace di Sorrento ha annullato sanzioni comunali per mancata SCIA, ribadendo che i servizi accessori al godimento dell’immobile non bastano a imporre un’attività imprenditoriale. Proprietari e gestori devono però considerare la presunzione quantitativa di imprenditorialità applicabile dal 2026 e verificare soglie, adempimenti e qualificazione dell’attività.

20ago 2026

Quarto correttivo riforma fiscale: le novità meno note del decreto 148/2026

Il decreto legislativo 148/2026, in vigore dal 12 agosto, completa la riforma fiscale con regole mirate. Le perdite delle società europee incorporate in una società italiana sono riportabili solo alle condizioni previste su controllo e definitività; cambia la valutazione fiscale di obbligazioni e titoli di massa; i contributi per studi e ricerche non seguono più la tassazione per cassa; la ritenuta sui dividendi ai fondi pensione esteri sale dall’11% al 20%. Trust ed enti del Terzo settore richiedono verifiche specifiche già in corso.

19ago 2026

Interpello disapplicativo e riporto perdite: resta possibile dopo la riforma IRES

La riforma IRES non ha cancellato l’interpello disapplicativo collegato ai limiti antielusivi sul riporto delle perdite. Le società possono quindi rivolgersi preventivamente all’Agenzia delle Entrate per chiedere la disapplicazione delle restrizioni previste dagli articoli 84, 172, 173 e 176 del TUIR, anche se il nuovo testo non richiama più espressamente l’istituto. La richiesta deve dimostrare, con dati societari, economici e documentali, che nel caso concreto non si produce l’effetto elusivo che la disciplina intende impedire.

IRES3 min
18ago 2026

Decadenza accertamento ammortamenti: il termine correrà dal primo anno

Il decreto correttivo della delega fiscale approvato dal Consiglio dei ministri il 4 agosto 2026, non ancora pubblicato in Gazzetta, prevede che il termine per contestare ammortamenti e altre componenti negative pluriennali decorra dall’anno della prima deduzione, invece che da ogni successiva quota. Restano da verificare l’ambito della nuova regola, la motivazione dell’avviso e le contestazioni sull’antieconomicità: lo scostamento di prezzo, da solo, non dovrebbe bastare. Nel frattempo conviene ricostruire e conservare le prove utili al contraddittorio.

18ago 2026

Tax credit cinema: se manca in dichiarazione il credito rischia la decadenza

Il tax credit cinema può spettare in concreto ma andare perduto se non viene indicato nella dichiarazione relativa all’anno in cui è riconosciuto. Per la Cassazione, l’inserimento nel quadro dedicato non è una comunicazione formale, bensì l’esercizio di una scelta che incide sulla base imponibile; perciò l’omissione non sarebbe sanabile con una dichiarazione integrativa presentata anni dopo. Poiché esistono orientamenti contrari e la disciplina è cambiata nel 2024, chi gestisce crediti agevolativi deve verificare requisiti, calcolo, termini e dichiarativi.

18ago 2026

Fatture a cavallo d’anno: il registro sezionale per anticipare la detrazione Iva

Quando una fattura d’acquisto per un’operazione di dicembre arriva a gennaio, il decreto correttivo 7 agosto 2026 n. 148 amplia la possibilità di detrarre l’IVA nell’anno in cui l’operazione è stata effettuata. Il contribuente deve registrare il documento in un’apposita sezione del registro IVA degli acquisti entro il termine di presentazione della dichiarazione relativa a quell’anno. Il sezionale consente così la retro-imputazione, mantenendo separate le registrazioni e le condizioni fiscali dell’epoca, ma non rende sempre conveniente anticipare la detrazione.

IVA7 min
17ago 2026

Note di variazione IVA: termine a due anni, ma non per tutte le ipotesi

Il decreto legislativo n. 148/2026 porta da uno a due anni il termine per esercitare la detrazione IVA e, di riflesso, per emettere le note di variazione in diminuzione con cui il fornitore recupera l’imposta quando l’operazione viene meno o si riduce. Restano però ferme a un anno le variazioni fondate su un accordo sopravvenuto e quelle relative a operazioni inesistenti o a importi superiori al dovuto. Imprese e professionisti devono verificare data e causa della rettifica e gli effetti dei vecchi termini e della giurisprudenza UE.

IVA6 min
17ago 2026

Incertezza normativa: le sanzioni si disapplicano solo su domanda

La Corte di Cassazione ha chiarito che l’obiettiva incertezza normativa può eliminare le sanzioni, ma non l’imposta, soltanto se il contribuente la invoca con una domanda formulata correttamente e nei termini del processo: il giudice non può applicarla d’ufficio. La stessa ordinanza ribadisce che il giudicato formatosi tra le medesime parti su una questione identica può chiudere un secondo ricorso pendente, anche se la decisione precedente è intervenuta in un giudizio parallelo successivo, e può essere rilevato dalla Cassazione anche senza eccezione di parte.